mercoledì 25 settembre 2013

Lgbt: Madonna "Secret Project" il docu-film contro il femminicidio

E’ finalmente online “Secret Project”, il docu-film di Madonna contro il femminicidio, presentato ieri in alcune citta’ tra cui Roma.

Tutto è iniziato qualche mese fa quando Madonna pubblico’ pochi secondi di filmato, denominato “Secret Project”, in cui sparava ad un uomo, e ieri il progetto è stato ufficialmente rivelato.

“Secret Project” è un docu-film di 17 minuti circa, che denuncia le violenze e le discriminazioni, con particolare attenzione al femminicidio.

Una piccola anteprima del progetto era gia’ stata presentata a Roma, ad Agosto, in occasione dell’inaugurazione di “Hard Candy Fitness”, la sua catena di palestre per i “dipendenti del sudore”, come definisce la cantate i frequentatori di palestre.

Il cortometraggio, diretto da Steven Klein, ha come intento il dire basta al femminicidio, e prende una chiara posizione sui diritti umani, da rispettare sempre e comunque. In 17 minuti in bianco e nero, la voce della popstar, non solo ideatrice dell’opera ma anche sua protagonista, accompagna scene di violenza, spesso davvero crude e terribili.

«La democrazia sembra non esistere più. Viviamo in un tempo davvero pauroso».

Questa una delle frasi piu’ toccanti e che fanno riflettere del documentario.

Special Guest d’eccezione Rihanna. La cantante delle Barbados è, purtroppo, famosa per i ripetuti episodi di violenza subiti dall’ex fidanzato, o fidanzato?, e cantante Chris Brown.

Un film molto forte, ma anche davvero significativo.

Steven Klein non è nuovo a questo generi di progetti. Klein, leggenda della fotografia e regista, ha espresso con “Secret Project” il proprio disgusto nei confronti del razzismo, della violenza, del femminicidio, dell’omofobia e di ogni altra forma di discriminazione, con la cantante portavoce internazionale di questa nuova battaglia di civiltà.

Il documentario è stato presentato ieri in alcune delle piu’ importanti piazze del mondo, da Londra, a New York, a Roma dove ben tre sono state le rappresentazioni: alle 12.30 in via Marsala, vicino la Stazione Termini, alle 22 in Piazza Augusto Imperatore, 22.50 in Piazza della Rotonda e infine in Piazza Venezia alle 23.40.
fonte http://www.mondoinformazione.com di Carbone Stefania

TV: Lea T a "Ballando con le stelle" la modella trans figlia di Cerezo «Se la mia presenza può aiutare qualcuno a lottare o a sentirsi meno solo sarò ancora più felice»

Sabato 5 ottobre su Rai 1 parte la 9° edizione di “Ballando con le Stelle“, il programma condotto da Milly Carlucci. Tra i personaggi che parteciperanno al format vi sono Massimo Boldi, Jesus Luz, Lorenzo Flaherty, Roberto Farnesi, Elisa Di Francisca, Gigi Mastrangelo, Alessandra Barzaghi, Amaurys Perez, Francesca Testasecca, Federico Costantini e Veronika Logan e Lea T, transessuale che ha deciso di cambiare sesso la cui storia è stata riportatata dal Corriere della sera.

Quando giocava in cortile con gli altri bambini, mentre suo padre, Toninho Cerezo, correva sui campi di calcio con la maglia della Roma, Lea T. non avrebbe mai immaginato che— anni dopo—si sarebbe ritrovata a volteggiare su una pista da ballo. In tv, poi. Ma probabilmente in quel periodo non immaginava neanche che da grande sarebbe diventata una modella contesa per le sfilate di tutto il mondo. Questo perché allora Lea era ancora Leandro, un bambino vivace ma che, con il passare deltempo, si trovava a chiudersi a chiave in bagno per farsi una piega ai capelli. Usciva solo dopo essersi lavato di nuovo la testa, così che nessuno potesse sospettare cosa avesse fatto.

UN PERCORSO DIFFICILE
Nell’articolo vengono raccontate le difficoltà riscontrate dalla donna ad essere accettatata come tale, perchè non sempre vi sono persone che riescono ad accettare chi fa certe scelte e esplicita questa cosa spesso con uscite in felici, spesso sui social network.

Non è semplice il percorso che ha portato quel bambino a diventare la donna bellissima che è. E, purtroppo, spesso ci pensano i commenti di certa gente a ricordarglielo.
L’ultimo pretesto è stata la partecipazione a «Ballando con le stelle», al via il 5 ottobre su Rai1. Lea T. è nel cast.
E non tutti—specie sui social network — hanno fatto onore alla loro intelligenza commentando il suo nome

L’AMORE DELLA FAMIGLIA
Ma perchè partecipare al programma allora? La donna, che si dice cattolica e riservata, sostiene che all’inizio non era convinta di accettare, ma dopo essersi consultata con la famiglia e aver parlato con Milly Carlucci, ha deciso di intraprendere l’avventura in televisione in modo da poter raccontare la storia dell’amore della sua famiglia che l’ha sempre sostenuta.

Il suo obiettivo? «Dimostrare a me stessa che posso vincere questa sfida e raccontare quanto l’amore della famiglia aiuti a superare tutto. E mostrarmi così come sono». E come è? «Una persona normale, anzi una delle tante persone diverse. Perché siamo tutti diversi gli uni dagli altri, ma abbiamo lo stesso diritto di vivere secondo la propria anima. E il dovere di non tradirla mai». I giudizi della gente la feriscono? «L’unico giudizio che conta è quello della mia famiglia. Se qualcuno fatica a capire un percorso forte come il mio mi spiace, ma non posso farci niente». La sua partecipazione è un messaggio a chi attraversa una vicenda simile alla sua? «Se la mia presenza può aiutare qualcuno a lottare o a sentirsi meno solo sarò ancora più felice. Ho seguito un percorso che forse era già scritto nel destino. C’è voluto coraggio e tanta forza».Ma col ballo come se la cava?«Spero che il mio maestro abbia pazienza, perché pur essendo brasiliana non ho mai ballato».
fonte http://www.giornalettismo.com/

Lgbt: "Omofobia, norma da cambiare"

«Così com'è stata approvata dalla Camera, va a inficiare e peggiorare tutta la legge Mancino. Adesso, per esempio, un'associazione cattolica potrebbe discriminare uno studente gay o un ospedale privato potrebbe rifiutare un rom».
Parla il deputato di Sel Alessandro Zan


In foto Ivan Scalfarotto (Pd) e Alessandro Zan (Sel)
I deputati gay vanno alla guerra nel nome dell'omofobia.
Uno è del Pd: Ivan Scalfarotto, relatore della legge sull'omofobia appena varata dalla Camera, che ha scatenato polemiche e critiche da parte delle associazioni gay. L'altro è Alessandro Zan, padovano di Sel, alla prima legislatura. Gay dichiarato pure lui, in prima linea per i diritti civili in Italia, dopo il varo della norma edulcorata dai vari accordi con Pdl, Scelta civica, cattolici di destra e di sinistra, smette i panni del politically correct e attacca il Pd: «Deprecabile e inspiegabile la scelta di far naufragare una buona legge, che poteva essere approvata con i voti di Pd, Sel e M5s nel nome delle larghe intese. A perderci non sono solo i gay, ma anche le altre minoranze che, così, sarebbero meno tutelate di prima». Zan chiede al Senato di modificare la norma. Anche se sa che sarà difficile. Visto che già alla Camera, dove i numeri per il centrosinistra erano oceanici, non si è riusciti a varare la legge come richiesta dalle associazioni gay.

Onorevole Zan, in Parlamento c'era una buona proposta di legge con maggioranza Pd-M5s. Anziché votarla è stata trasformata in una legge che fa insorgere tutte le associazioni gay, pur di avere i voti di Scelta civica e Pdl. Che ne pensa?
«Penso che peggio di così non si poteva. La proposta di legge che chiedeva una piena estensione della Legge Mancino-Reale ai reati di omofobia e transfobia è stata tra le proposte più sottoscritte della nostra storia parlamentare. Segno che c'era e c'è una larghissima maggioranza favorevole ad estenderla davvero».

Però la linea del Pd, e del relatore Ivan Scalfarotto, è stata la ricerca di "larghe intese"
«Sì, a scapito della legge. E, detto tra noi, non sono state nemmeno così larghe queste intese. Anzi, è assolutamente falso dire che l'emendamento Gitti, approvato da un pezzo di Pd e da una parte di Scelta Civica fosse necessario per costruire un largo consenso parlamentare. A riprova di questo c'è anche la constatazione del fatto che su quell'emendamento il Pd si è spaccato con circa 80 deputati che hanno votato contro e anche la parte laica dei deputati di Scelta Civica era in forte imbarazzo nell'approvarlo».

L'emendamento Gitti dice, in sostanza, che alcuni italiani (esponenti religiosi o di movimenti politici) possono avere condotte omofobe. Ma non solo, giusto?
«L'emendamento Gitti è disastroso per tutta la Legge Mancino, perché va a inficiare l'efficacia di tutta la legge anche su fattispecie di reato che la norma già prevedeva. In pratica, era meglio non far nulla. Così come è passato alla Camera, la legge crea delle zone franche dove chi compie incitamento alla discriminazione viene esentato dagli effetti punitivi di una legge, la Mancino, che è stata una conquista per contrastare antisemitismo e razzismo nel nostro Paese. Ecco perché Scalfarotto non doveva assolutamente piegarsi alla logica di compromesso della parte più arretrata delle larghe intese. E' stato un atteggiamento inspiegabile e deprecabile».

In pratica, fatta così, la legge potrebbe addirittura favorire l'omofobia organizzata. O no?
«Se la legge entrasse in vigore così come approvata dalla Camera, omofobi, razzisti e antisemiti se organizzati avrebbero libertà d'azione».

Faccia un esempio

«Ne faccio più d'uno: potrebbe verificarsi il caso di un rifiuto a prestare cure mediche verso un omosessuale o un transessuale da parte di una struttura ospedaliera privata; potrebbe verificarsi il caso in una scuola cattolica di un allontanamento di uno studente perché transgender, se per caso si veste con abiti femminili, o perché gay; potrebbe verificarsi il caso di una chiamata a raccolta da parte di un'organizzazione di estrema destra o fondamentalista cattolica per contestare una pacifica manifestazione lgbt o un pride. Ricordiamo il caso dei manifesti di Forza Nuova in occasione di un Pride che invitavano a mettere i gay nel Colosseo con i leoni e a contestare la manifestazione. Così come non potrebbe essere sciolta un'organizzazione che propaganda idee antisemite, razziste od omofobe. Cosa che è un caposaldo della Legge Mancino».
fonte http://espresso.repubblica.it di Tommaso Cerno